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SCOTT IAN DEGLI ANTHRAX RICORDA L’IRRUZIONE IN CASA DI KIRK HAMMETT: ‘ERA COME IL PAPÀ ARRABBIATO CHE HAI DELUSO’

Scritto da Zonametallica on . Postato in News

Sam Roberts e Dan Soder del Jim And Sam Show di SiriusXM hanno recentemente condotto un’ intervista col chitarrista degli Anthrax Scott Ian riguardo il suo secondo libro, “Access All Areas: Stories From A Hard Rock Life”.
Alla domanda se abbia documentato eventi significanti della sua vita e della sua carriera così come sono accaduti nell’ eventualità che un domani avrebbe scritto un libro:
Scott: “mi ricordo quasi tutta la merda. Non ho mai bevuto negli anni 80, negli anni di formazione della band, fino direi almeno al mio diciottesimo compleanno. Mi sono sbronzato da paura perchè ero eccitato dall’ idea di poter aver finalmente l’età legale per bere. Sono vecchio, all’ epoca l’ età minima era ancora 18 anni… fatto sta che non è che non avessi proprio mai bevuto, ma quella volta mi sono fatto talmente tanta vodka di merda da causarmi un avvelenamento. Dopo quella volta non ho bevuto per anni, neppure neanche quando siamo esplosi verso la fine degli anni 80. Sotto tanti altri aspetti non ero certo uno stinco di santo, ma ho deciso di non bere perchè per molto tempo anche solo l’idea mi faceva venire il volta stomaco. Solo verso l’ inizio-metà degli anni 90 ho iniziato a bere birra e vino, ero piuttosto bravo a ciucciare un paio di birre. È allora che ho iniziato davvero a bere, la cosa mi divertiva. Ma nonostante tutto ho una memoria in grado di intrappolare qualsiasi cosa.”
Sull’ irrompere in casa del chitarrista solista dei Metallica Kirk Hammett dopo uno show degli Anthrax:
Scott: “c’è una storia nel libro, intitolata ‘L’ Ira Di Kirk’ dove io ed altri ragazzi degli Anthrax, oltre a qualcuno dei Metallica, in tarda notte dopo un nostro show a San Francisco siamo andati per strip club e via dicendo. Erano cira le 2:30 di mattina, eravamo piuttosto avanti coi lavori e cercavamo un modo per suonare e abbiamo realizzato che Kirk viveva in città. Era già andato a casa a sistemare delle faccende, così abbiamo avuto l’ adultissima idea di irrompere a casa sua senza dirglielo. Eravamo con Mark Osegueda dei Death Angel, il quale sapeva dove Kirk nascondeva la chiave, così siamo andati nel seminterrato a jammare; sembrava una bella idea. Erano ormai le 3 di notte e noi ubriachi a fare canzoni dei Black Sabbath nel seminterrato di Kirk, e senza che lui si allertasse. Lo conoscevo già da 3 anni e non lo avevo mai visto arrabbiarsi. Credo che Kirk sia la persona più accomodante che conosca ma quella sera è cambiato tutto. Era come un padre furioso e contrariato, uno dei miei migliori amici e poi all’ improvviso ‘non posso credere che tu l ‘abbia fatto.’ La storia va avanti, ci sarebbe altro da aggiungere e anche un lieto fine. Ci sarebbe anche una porta di vetro frantumata più avanti nella storia ad aggiungere miserabilità alla faccenda, oltre ad un sacco di dettagli che ho cercato di ricomporre. Per qualche motivo ero tipo, ‘chi si ricorda come siamo entrati e questo e quello?’ con un susseguirsi di messaggi al riguardo. Ecco spiegato il motivo per cui, alla fine del libro, ringrazio delle persone sul dove, quando e perchè sono avvenute certe cose, dato il mio smarrimento di certi dettagli.. tra i 5 o 6 che eravamo sono stato in grado di ricostruire la storia.”
Riguardo l’ eventualità che sia geloso del successo dei Metallica nonostante l’ inclsione degfli Anthrax nei “Big Four” del thrash:
Scott: “sì, ma nel senso che ti senti felice per i tuoi fratelli, perchè c’ero anch’io quando sono arrivati a NY con un camion U-Haul ancora con Dave Mustaine. Avevamo lo stesso manager (Jon Zazula) e lui era il tipo da mandarti al ‘music building’, che era una catapecchia in South Jamaica nel Queens dove affittavi una specie di appartamento larga uno sputo per circa un paio di centinaia di $ al mese. Ci piazzavi la tua roba e serviva come una sorta di base da collasso. Loro erano arrivati là per registrare e vivevano in quel buco, non avevano tipo un hotel dove alloggiare. Così io e Danny Lilker, il bassista originale degli Anthrax abbiamo fatto da comitato di benvenuto dopo che avevano attraversato il Paese in bus. Quando sono arrivati hanno messo giù l’ attrezzatura e si sono chiesti dove avrebbero alloggiato, così io li ho invitati a chiamare Jonny, il quale li ha informati che quella sarebbe stata la loro casa… e loro addirittura erano stupiti e stupefatti di avere addirittura un frigorifero in stanza, noi gli abbiamo messo a disposizione il tostapane e qualsiasi cosa di cui avessero bisogno. Siamo diventati rapidamente amici da quel momento. Verso il 1988\89 quando loro facevano già da headliner nelle arene, diciamo tra Justice ed il Black Album, riempivano già le arene ma non ancora ai livelli del BA…beh noi ci consideravamo sei mesi dietro di loro. Facevamo bene nell ’87\88, vendavamo 7000 biglietti alla volta e senza rimpianti. Avevamo due o tre dischi d’ oro ma poi abbiamo visto i Metallica dire ‘ok, ora facciamo il tutto esaurito nelle arene invece che nei locali’ e fare dei dischi di platino. Il nostro manager di allora ci diceva che eravamo sempre sei mesi dietro di loro, questo dall’ 84 fin verso l’ 89, quando hanno iniziato a fare sold out dappertutto. Noi tipo a cercare di recuperare quei sei mesi, abbiamo fatto un ‘ arena a NY e una a LA, ma dopo? Loro hanno fatto il Black Album e boom. 50 anni indietro non bastano, non è accaduto. È successo ad una sola band e questo è quanto. Noi, i Megadeth, gli Slayer, sono qui 36 anni dopo ancora a parlare della mia band, ancora facciamo quello che ci và di fare. Non ci sono rimpianti. Ma solo una band ha raggiunto quelle vette.”

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